Pubblicato in: psicologia

Giovani per i giovani, l’iniziativa BullisNo!

La Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti di Milano ha realizzato l’iniziativa BullisNo, una campagna di sensibilizzazione contro le piaghe del bullismo e del cyberbullismo.

Gli studenti della scuola, supportati da professionisti, hanno realizzato 4 spot che vanno a fotografare le tematiche che favoriscono gli episodi di bullismo, suggerendo le strategie per neutralizzarli.

La forza del bullismo infatti non sta tanto nella cattiveria o aggressività di chi lo pratica, ma nel silenzio, nella vigliaccheria e omertà di chi vede e sa e non interviene.

Uno dei 4 video si intitola FALLO,  si svolge in campo da calcio ed ha già ottenuto oltre 8 milioni di visualizzazioni:

FALLO – Video dell’iniziativa BullisNo!

Non lasciamo sole le vittime di bullismo. Tutti noi possiamo fare qualcosa nel nostro piccolo per fermare certi comportamenti ed aiutare i più deboli ad acquisire i giusti strumenti per difendersi.

E complimenti a studenti ed insegnanti della Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti di Milano per la bellissima iniziativa!

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Pubblicato in: Attualità, Bambini & Adolescenti, psicologia

Bambini e videogiochi, è davvero un male?

Bambini e videogiochi: un tema da tempo dibattuto, che negli ultimi anni non ha lesinato sorprese. Dai primi studi che accusavano i videogiochi -soprattutto quelli più violenti, i cosiddetti “sparatutto”- di favorire l’aggressività ed i comportamenti antisociali,  siamo oggi passati a non demonizzare più i video games,  anzi, abbiamo scoperto che possono essere grandi alleati dei nostri bimbi.

Bambini e videogiochi
Nel 2013, uno studio a lungo termine dell’APA ha dimostrato come i videogiochi siano utili nel migliorare la capacità di pensare in tre dimensioni e migliorare i processi cognitivi, abilità che non incrementano allo stesso modo con giochi più statici, come ad esempio i puzzles, ed inoltre stimolano la resilienza, intesa come la capacità di uscire arricchiti e rinforzati dai fallimenti senza lasciarsi sopraffare da sensazioni di sconfitta e rabbia.
Queste sono tutte caratteristiche positive che i bambini e ragazzi mettono poi a frutto nella vita di tutti i giorni.
Ci sono poi giochi come Farmville o Candy Crush Saga che aiutano a rilassarsi ed alleviare lo stress, e questo lo possiamo facilmente notare noi adulti, che ne siamo i maggiori utilizzatori.
Ai più giovani lasciamo pure sfogare le loro grandi energie motorie e nervose con giochi più adrenalici, senza dimenticare però che gli studi in materia hanno dimostrato l’aumento di risposte impulsive e la ridotta capacità di inibire il controllo tra azioni ed emozioni nei giocatori dei videogames più aggressivi.
Come scriveva Paracelso, è solo la dose che impedisce al veleno di uccidere, quindi non dobbiamo mai dimenticare che tutto va infatti utilizzato con regole e limitazioni.
Assolutamente non dare videogames, tablet e cellulari a bambini che hanno meno di tre anni, e regolare in circa un’ora o due al giorno l’uso per i più grandicelli. Non abbiate remore a toglierli o diminuirli se vedete che il bimbo si aliena dal contesto e non socializza perché troppo dipendente dal videogioco.
Atteniamoci alla PEGI (Pan-European Game Information o Informazione Paneuropea sui Giochi), che viene usata per indicare l’età minima di utilizzo di un gioco e dà anche delle linee guida sul contenuto del gioco stesso, indicando anche se contiene immagini forti o può essere adatto per tutti.
E non dimentichiamo mai gli ingredienti fondamentali da usare nella nostra vita: condivisione e dialogo.
Buon divertimento!

Bibliografia:
http://www.apa.org/pubs/journals/releases/amp-a0034857.
http://www.pegi.info/it/index/id/285/
http://m.spp.sagepub.com/content/early2013/10/28/1948550613509286.abstract

Pubblicato in: Crescita personale e formazione

Anahera è nata!

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Buona permanenza!

Pubblicato in: Bambini & Adolescenti, psicologia, scienza

Lo sviluppo del linguaggio nei bambini

La straordinaria capacità di acquisizione del linguaggio è una delle facoltà più incredibili dell’uomo.

Se c’è qualcosa che nei miei studi di psicologia mi ha sempre affascinato è proprio questa capacità dei piccoli cuccioli d’uomo di apprendere a parlare, anche più di una lingua.

Linguaggio

 

Pensate al bambino appena nasce: si ritrova immerso in un mondo fatto di suoni dapprima incomprensibili, che mese dopo mese acquistano un significato e delle regole: Noam Chomsky parla di LAD – language acquisition device-, per spiegare il meccanismo del cervello che consente ai bambini di qualsiasi parte del mondo di acquisire la struttura grammaticale della loro lingua madre, nella quale sono immersi fin dalla nascita.

Tutti i bambini infatti a circa due anni hanno una grande esplosione del proprio vocabolario ed imparano tantissime nuove parole in poco tempo,  padroneggiano la grammatica e sono in grado di dare regole grammaticali, ovviamente non consapevoli, anche a gerghi di tipo rudimentale. Questa capacità di acquisire una grammatica è infatti innata in ognuno di noi e non vale solo per le lingue parlate, ma anche per il linguaggio dei segni.

Ma non va trascurata una variabile fondamentale, ossia l’interazione sociale.

Il bambino appena nato come già detto non comprende il linguaggio, solo i sensi e le emozioni (es.caldo, freddo, piacevole e spiacevole). Solo grazie all’interazione con gli altri inizia a capire che i suoni che emette hanno uno scopo, ad esempio quando piange e arriva qualcuno ad abbracciarlo, coccolarlo, o liberarlo da quelle fastidiose sensazioni di bagnato o sporco. Attraverso varie interazioni arriva a capire che c’è una correlazione tra i suoi suoni e quelli emessi dagli altri, che le cose e le persone intorno a lui hanno dei nomi.

Questo non accade se il bambino è posto ad esempio davanti ad uno schermo, poiché manca la reciprocità che gli consente di imparare. Lo schermo parla A lui, ma non CON lui, non fornisce quei feedback indispensabili per stimolare attenzione e motivazione, che sono basi imprescindibili per un valido apprendimento.

Pubblicato in: Intelligenza, psicologia

Euristiche ed algoritmi, il nostro cervello non sbaglia mai (forse).

Un mattone pesa un chilo piú mezzo mattone. Quanto pesa il mattone?

Per molti di noi ci vorranno più di tre minuti per giungere alla risposta corretta.

Ma se ponessimo il problema in termini invertiti, chiedendo:

Un mattone pesa mezzo mattone più un chilo. Quanto pesa il mattone?

Ecco che rapidamente si giunge alla risposta corretta.*
Proprio in questi giorni sto leggendo un libro molto divertente ed interessante, scritto dal Prof. Paolo Legrenzi, che si intitola “6 esercizi facili per allenare la mente” , da cui è tratto questo quesito.

In questo testo il Prof. Legrenzi ci ricorda che la nostra mente ragiona attraverso due strategie, una più veloce ed essenziale, le EURISTICHE, ed un’altra più complessa ed analitica, gli ALGORITMI.

Non c’è nulla di peggio che mettersi a fare complessi ragionamenti trovandosi all’improvviso in un vicolo mal illuminato con di fronte un paio di male intenzionati: il nostro cervello attraverso l’euristica “Scappa!” (Vi ricordate la bella canzone di  Michael Jackson,  “Beat it!”?) ha effettuato una più che sufficiente valutazione della situazione,  atta a salvarci la vita ed i beni personali. In situazioni come queste servono le euristiche.

Processare troppe informazioni in un limitato lasso di tempo ogni volta sarebbe non solo impossibile, ma controproducente – in Psicologia si usa il termine disadattivo-. Sapere istintivamente che un cibo è buono senza doverlo sempre assaggiare rischiando di avvelenarci,  fuggire di fronte ad un pericolo, sono tutte euristiche del pensiero, che è più orientato a farci sopravvivere che a rispondere sempre correttamente. Magari i due tizi del vicolo erano per me spaventosi nell’aspetto, ma buoni come cuccioli…nel dubbio, meglio darsela a gambe e cambiare strada!

Ma non sempre si posso mettere in atto ragionamenti immediati ed allo stesso tempo corretti, a volte dobbiamo fermarci a pensare e ragionare bene su tutti i dati che abbiamo e su tutti gli aspetti del problema che abbiamo da risolvere. Nello scegliere la casa da acquistare non basta “Mi piace quella!”, ci sono tanti aspetti da tenere in considerazione e per questo il nostro cervello usa gli algoritmi. Siete riusciti a dire quanto pesa il mattone?

Attraverso l’algoritmo la nostra mente compie passaggi logici che ci portano a dire

  1. Ho un mattone
  2. Un mattone è composto da due parti uguali, dette metà
  3. Una metà pesa un chilo

E risolvere così il quesito.

Il problema si pone quando si ragiona troppo utilizzando una delle due strategie a discapito dell’altra, e così ci si trova a non ragionare abbastanza quando sarebbe necessario, perché si usano troppe euristiche, o a “pensare troppo” quando sarebbe il caso di agire, perché si fa eccessivo ricorso agli algoritmi.

Libri come quello del Prof. Legrenzi ci aiutano ad educare ed allenare il nostro cervello per imparare quando fidarsi delle nostre intuizioni e quando necessitiamo invece di ragionare di più e meglio, consentendoci di utilizzare poi al meglio queste strategie per migliorare la qualità della nostra vita quotidiana.

 

 

*Se mezzo mattone corrisponde ad un chilo, è facile arrivare a dedurre che l’intero mattone pesa due chili. Bastava solo spostare l’attenzione dal mezzo chilo al mezzo mattone, e ciò è stato facile variando i termini della richiesta.

 

Pubblicato in: psicologia

I neuroni, le cellule del nostro cervello

Neurone

Questa è l’immagine di alcuni neuroni, le cellule che compongono il nostro cervello. I neuroni sono composti da un corpo cellulare, il soma (la parte grande) che contiene il nucleo, da un lungo filamento chiamato assone, lungo il quale scorrono gli impulsi elettrici che poi arrivano alle giunzioni neuromuscolari e da esse ai muscoli, e da filamenti più piccoli e molto ramificati chiamati dendriti, che ricevono gli impulsi dall’esterno e da altri neuroni, per poi trasmetterli al soma.

I neuroni “comunicano” tra loro attraverso dei siti di contatto, le sinapsi, che altro non sono che i punti di raccordo tra le cellule del nostro cervello: tra due neuroni possono esserci migliaia di sinapsi.

Fino a pochi decenni fa si pensava che i neuroni non potessero essere riparati, a differenza delle altre cellule del nostro corpo, e che una volta morti non ci fosse più speranza e bisognasse rassegnarsi alla perdita di facoltà legate alla parte del cervello colpita: oggi non è più così e nuovi studi dimostrano come sia possibile sostituire i neuroni danneggiati, come quelli intrapresi da Olle Lindvall in Svezia.

I neuroni vengono differenziati sia in base alla loro struttura che alla loro differente funzione:Strutture dei neuroniNeuroni sensoriali o afferenti: cellule nervose che trasportano informazioni, ad esempio su temperatura, pressione, luce ed altri stimoli. Strutturalmente questi neuroni sono cellule bipolari o a T.

Neuroni “internunciali” o interneuroni (neuroni di interconnessione): cellule del sistema nervoso centrale che sono poste tra altri neuroni  afferenti ed hanno la funzione, attraverso molteplici connessioni, di operare una integrazione ed elaborazione dei diversi messaggi che ricevono da tali neuroni.Strutturalmente questi neuroni sono cellule multipolari che presentano ramificazioni molto complesse (II tipo di Golgi).

Neuroni motori o efferenti (della sezione somatica e vegetativa): dopo che uno stimolo è stato captato dai recettori sensoriali, queste particolari cellule nervose hanno la funzione di trasmettere la risposta allo stimolo, elaborata nel sistema nervoso centrale, a muscoli, tessuti, ghiandole etc…,  che così entrano in attività.
Strutturalmente questi neuroni sono cellule multipolari del I tipo di Golgi (ad esempio i motoneuroni).

Se vi va di approfondire ulteriormente l’affascinante mondo dei nostri neuroni, sulla mia pagina Facebook COLORAMENTE potete trovare anche un’intervista a Giacomo Rizzolatti,  lo scopritore dei neuroni specchio.